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Addio a Raimondo Vianello, il gentiluomo del varietà

giovedì 15 aprile 2010 - 14:08:17

L'attore-presentatore avrebbe compiuto 88 anni a maggio. Uno dei volti più noti della tv, dagli esordi della Rai all'avvento di Mediaset. Celebri gli sketch in coppia con la moglie, Sandra Mondaini

Si è spento oggi alle 7, all'ospedale San Raffaele di Milano, Raimondo Vianello, attore e conduttore televisivo, che con la moglie, Sandra Mondaini, è stato uno dei volti più noti della tv italiana. Vianello era ricoverato nel nosocomio milanese dal 4 aprile scorso per l'aggravarsi delle sue condizioni di salute (già nel 1972 era stato operato, con successo, per un tumore al rene). Nato a Roma il 7 maggio del 1922, figlio di un ammiraglio, laureato in giurisprudenza, avrebbe compiuto tra un mese 88 anni.

Una carriera indimenticabile la sua, legata a doppio filo alla Mondaini, compagna di vita e spettacolo, conosciuta nel 1958 e sposata nel 1962. Vianello comincia la sua carriera d'attore in maniera abbastanza casuale: alto, biondo, allampanato, viene scelto per interpretare un soldato nella rivista  'Cantachiaro' di Garinei e Giovannini. Un debutto in sordina, il suo, ma all'insegna di un marchio di grande qualità nell'ambito dell'intrattenimento. E' il 1950, lui ha 28 anni. 
 


Negli anni Cinquanta si è dedicato al cinema e alla commedia in coppia con Ugo Tognazzi. Proprio con Tognazzi, nel 1954, l'esordio in tv, con enorme successo, nel programma "Un, due tre". Segue una lunga lista di successi televisivi: negli anni Sessanta "Il Giocondo" (1963-1964), "Biblioteca di Studio 1" (1964),  "Il tappabuchi" (1967), "Su e Giù" (1968), "Canzonissima" (1969);  negli anni Settanta, in coppia con Sandra, i varietà Rai "Sai che ti dico?', 'Tante scuse', 'Di nuovo tante scuse', 'Noi... no', 'Io e la befana' e proseguono fino all'inizio degli anni ottanta con il quiz "Sette e mezzo" e "Stasera niente di nuovo", ultima trasmissione in Rai.

Negli anni '80 la coppia trasloca su Canale5 e conduce i varietà 'Attenti a noi due', 'Attenti a noi due 2' e 'Sandra e Raimondo Show', e interpreta la sit-com Casa Vianello (1988-2007). Tra il 1996 e il 1997 la serie si è trasferita in campagna, con cinque film per la tv intitolati 'Cascina Vianello, a cui partecipa anche Paola Barale, e altri cinque I misteri di Cascina Vianello.

La parentesi sportiva: dopo un parziale ritiro della Mondaini dalle scene (per motivi di salute), Vianello aveva presentato da solo su Canale 5, le trasmissioni "Zig zag" (1983-1986) e "Il gioco dei 9" (1988-1990), quella sportiva di Italia 1 "Pressing" (1991-1999), "Studio tappa" (1996) e il "Festival di Sanremo" del 1998.

Nel 2004 l'ultimo omaggio alla carriera in Mediaset ('Sandra e Raimondo Supershow), e con Crociera Vianello (2008) la coppia ha invece dato l'addio alle scene.

A quanto si apprende i funerali i funerali di Raimondo Vianello si svolgeranno sabato alle 11 nella chiesa di Dio Padre, a Milano 2, dove il noto artista viveva con la moglie, costretta a letto da una malattia invalidante. Subito dopo la cerimonia funebre il corpo verrà trasferito a Roma dove sarà sepolto nella tomba di famiglia.

(Kataweb)



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ven 01 mar 2019 09:33:23 CET
Denuncia i boss, lo Stato lo punisce: suicida l'imprenditore antiracket
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Nel 2007, Rocco Greco non solo aveva denunciato i boss della Stidda e di Cosa nostra che si dividevano il pizzo. Aveva anche convinto altri sette imprenditori a fare la sua stessa scelta. "Era la primavera di Gela - dice oggi il figlio - mio padre ne andava orgoglioso. Ma non era stato affatto semplice. All'epoca, però, si respirava un'aria nuova in questa parte di Sicilia, anche grazie all'allora sindaco Rosario Crocetta". Le denunce di quegli imprenditori fecero scattare undici arresti nel blitz ribattezzato "Munda mundi". E dopo gli arresti, le condanne per 134 anni. Una sentenza che anche la Cassazione ha confermato. Ma nelle vene dei processi sono rimaste le accuse degli imputati, che hanno sempre cercato di gettare ombre su chi li aveva portati in carcere. "Ma quale pizzo, gli imprenditori pagavano il nostro sostegno. E spartivamo gli utili".

Una tesi smentita in tutti i gradi di giudizio. Gli imprenditori erano vittime. Ma vittime - osserva il Viminale - che si erano relazionate con i boss, che avevano accettato il prezzo del pizzo. "C'è il rischio di infiltrazioni mafiose nell'azienda". Parole pesanti. Ma il figlio di Rocco Greco ribadisce l'importanza di quella denuncia fatta dal padre: "Non dobbiamo dimenticare cos'era Gela all'epoca. Più di cento morti in un anno. E veniva ucciso anche chi non pagava il pizzo".

Dopo l'ultima interdittiva antimafia, un mese fa, sono arrivate le revoche di tutte le commesse pubbliche e private per la ditta di Greco, che si occupa di lavori edili. "Sono stati licenziati 50 operai", dice Francesco Greco. Intanto, l'imprenditore provava a ribadire le sue ragioni con una serie di ricorsi. Ma il Tar di Palermo non ha concesso la sospensiva dell'interdittiva (anche il Tar Lazio aveva dato disco verde al Viminale). "Il giorno dopo, il 26, siamo andati dall'avvocato per un ulteriore ricorso", racconta ancora il figlio. "La sera, papà era euforico. Mi sembrò strano. Diceva: che bella serata stiamo trascorrendo. Non capivo".

Mercoledì mattina, Rocco Greco si è svegliato alle 5,30. Ha detto alla moglie che andava in azienda per guardare alcune carte. Tre ore dopo, sono arrivati Francesco e gli altri dipendenti. "Mio padre non era in ufficio. Mi sono insospettito. Anche perché aveva lasciato la fede e l'orologio a casa. Abbiamo iniziato a cercarlo. Era dentro un container, poco distante, in una pozza di sangue". Rocco Greco non ha lasciato neanche un biglietto. Dice il figlio: "Qualche giorno fa, aveva ripetuto a mia madre: "Ormai, il problema sono io. Se vado via, i miei figli sono a posto".

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