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Natale Amaranto 2010. Reggina e RTV: quando la sinergia abbatte le barriere

lunedì 13 dicembre 2010 - 11:58:34

REGGIO CALABRIA - Ecco la proposta che non ti aspetti. "Martedì 14 dicembre, in occasione del "Natale Amaranto 2010 - TWENTYTWO: Undici Calciatori per undici artisti", consentiremo a tutte le emittenti locali di Reggio e provincia, ma anche del resto della Calabria e della Sicilia, di collegarsi al nostro segnale per trasmettere in diretta l’evento del "Cilea". Il tutto in maniera totalmente gratuita. E’ il nostro regalo di Natale alla città di Reggio Calabria". Parole e musica di Eduardo Lamberti Castronuovo editore di ReggioTv (televisione ufficiale della manifestazione, ndr). E il Natale Amaranto 2010, si trasforma in un vero e proprio evento, capace di coinvolgere tutti, ma proprio tutti.



Al bando le rivalità. La parola d’ordine, da queste parti, è sinergia. Reggina e ReggioTv lo hanno capito da tempo. Non resta che adeguarsi. La crescita di una comunità passa anche da queste iniziative ("Un’iniziativa lodevole da parte della Reggina. Meritava una vetrina adeguata" ammette Lamberti nel corso della conferenza stampa di presentazione svoltasi presso gli studi di ReggioTv, ndr).

E pensare che il tutto era nato quasi per gioco. E’ diventato un evento, appunto. Unico. Reggina e ReggioTv insieme. Il presidente Foti da una parte, il nostro editore dall’altra. Un breve confronto. Una chiacchierata veloce. Una stretta di mano. E un’idea: "Ma perchè non abbattiamo le distanze? Perchè non spalanchiamo le porte del Teatro "Cilea"." Detto. Fatto.

Il Natale Amaranto 2010 entrerà nelle case di tutti i reggini. E non solo. E lo farà grazie alle nostre telecamere. E alla sensibilità di Eduardo Lamberti Castronuovo. Uno che guarda lontano, proprio come Lillo Foti.

Lamberti e Foti, così diversi, eppure così uguali. Lamberti e Foti. Insieme. L’obiettivo? Regalare una vetrina importante ad una manifestazione unica nel suo genere. Speciale. E che consentirà di raccogliere fondi da destinare al reparto di emofilia degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria. Una bella storia.

E allora non resta che accomodarsi in poltrona. E godersi lo spettacolo, il grande spettacolo organizzato dalla società amaranto, durante il quale, lo ricordiamo ancora una volta, tutte le opere d’arte prodotte dai calciatori della Reggina, in collaborazione con la Galleria Technè, che grande interesse ed apprezzamento hanno raccolto in queste settimane di mostra cittadina, saranno oggetto di un’asta il cui intero ricavato sarà devoluto, come detto, in beneficenza.

La serata, che prenderà il via alle ore 21, sarà presentata dal noto giornalista di SKY SPORT Gianluca Di Marzio e sarà arricchita dallo show del popolare comico Dario Cassini, di Colorado Cafè. Mettetevi comodi. Lo spettacolo sta per cominciare…

ReggioTV



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ven 01 mar 2019 09:33:23 CET
Denuncia i boss, lo Stato lo punisce: suicida l'imprenditore antiracket
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Nel 2007, Rocco Greco non solo aveva denunciato i boss della Stidda e di Cosa nostra che si dividevano il pizzo. Aveva anche convinto altri sette imprenditori a fare la sua stessa scelta. "Era la primavera di Gela - dice oggi il figlio - mio padre ne andava orgoglioso. Ma non era stato affatto semplice. All'epoca, però, si respirava un'aria nuova in questa parte di Sicilia, anche grazie all'allora sindaco Rosario Crocetta". Le denunce di quegli imprenditori fecero scattare undici arresti nel blitz ribattezzato "Munda mundi". E dopo gli arresti, le condanne per 134 anni. Una sentenza che anche la Cassazione ha confermato. Ma nelle vene dei processi sono rimaste le accuse degli imputati, che hanno sempre cercato di gettare ombre su chi li aveva portati in carcere. "Ma quale pizzo, gli imprenditori pagavano il nostro sostegno. E spartivamo gli utili".

Una tesi smentita in tutti i gradi di giudizio. Gli imprenditori erano vittime. Ma vittime - osserva il Viminale - che si erano relazionate con i boss, che avevano accettato il prezzo del pizzo. "C'è il rischio di infiltrazioni mafiose nell'azienda". Parole pesanti. Ma il figlio di Rocco Greco ribadisce l'importanza di quella denuncia fatta dal padre: "Non dobbiamo dimenticare cos'era Gela all'epoca. Più di cento morti in un anno. E veniva ucciso anche chi non pagava il pizzo".

Dopo l'ultima interdittiva antimafia, un mese fa, sono arrivate le revoche di tutte le commesse pubbliche e private per la ditta di Greco, che si occupa di lavori edili. "Sono stati licenziati 50 operai", dice Francesco Greco. Intanto, l'imprenditore provava a ribadire le sue ragioni con una serie di ricorsi. Ma il Tar di Palermo non ha concesso la sospensiva dell'interdittiva (anche il Tar Lazio aveva dato disco verde al Viminale). "Il giorno dopo, il 26, siamo andati dall'avvocato per un ulteriore ricorso", racconta ancora il figlio. "La sera, papà era euforico. Mi sembrò strano. Diceva: che bella serata stiamo trascorrendo. Non capivo".

Mercoledì mattina, Rocco Greco si è svegliato alle 5,30. Ha detto alla moglie che andava in azienda per guardare alcune carte. Tre ore dopo, sono arrivati Francesco e gli altri dipendenti. "Mio padre non era in ufficio. Mi sono insospettito. Anche perché aveva lasciato la fede e l'orologio a casa. Abbiamo iniziato a cercarlo. Era dentro un container, poco distante, in una pozza di sangue". Rocco Greco non ha lasciato neanche un biglietto. Dice il figlio: "Qualche giorno fa, aveva ripetuto a mia madre: "Ormai, il problema sono io. Se vado via, i miei figli sono a posto".

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