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Francia al ballottaggio: Macron punta a una supermaggioranza

domenica 18 giugno 2017 - 11:14:35

Subito dopo l'apertura delle urne, si sono già recate le maggiori personalità politiche, dal presidente Emmanuel Macron e dal premier Edouard Philippe. Si vota fino alle 18, alle 20 nelle grandi città.

emmanuel-macron-ape10.jpgParigi, 18 giugno 2017 - (rainews) - Per la Francia è il giorno del ballottaggio per l'assemblea legislativa. Il presidente Macron punta alla vittoria schiacchiante: è infatti della maggioranza assoluta che ha bisogno per portare a termine riforme come quella del Codice del Lavoro. Rischio altissimo di astensione - la scorsa tornata ha superato la metà dei francesi - mentre gli altri partiti temono di uscire dal voto ancora più deboli. Marine Le Pen non raggiungerà il minimo sindacale dei 15 deputati per avere un gruppo parlamentare (e, anzi, potrebbe essere l'unica a mantenere lo scranno) e i socialisti, dopo aver guidato il Paese, incrociano le dira per ottenerli. Per la destra repubblicana vive all'ombra della scissione: chi vuole fare opposizione e chi collaborare con Macron. E se in Parlamento sarà maxi vittoria di En Marche la Francia vedrà davvero la fine del bipolarismo e l'opposizione più dura sarà fuori: i sindacati promettono già battaglia sul Codice del Lavoro. 

L'obiettivo di Emmanuel Macron è portare a casa la larga maggioranza di cui ha bisogno per portare a termine le sue riforme, in primis quella del Codice del Lavoro. La République en marche! porta sulla scena politica circa il 40% di donne e un numero elevatissimo di candidati alla prima esperienza. Dalla società civile, ad esempio, arriva ad esempio il matematio dai capelli lunghi Cédric Villani, vincitore della medaglia Fields e quotatissimo vincitore ad Orsay. Giovanissimo ma scafato è invece Mounir Mahjoubi, attuale segretario di Stato al Digitale, classe 1984, politico e imprenditore con studi alla Sorbona e a Science Po: è lui che si contende il seggio con il segretario del Partito socialista Jean-Christophe Cambadélis. Stando ai numeri del primo turno Macron potrebbe conquistare da 415 a 445 dei 577 seggi dell'Assemblea Legislativa.

I Republicains avrebbero fra 60 e 90 seggi, secondo le proiezioni. Resistono ma rischiano lo strappo tra chi vuole fare opposizione a Macron e chi invece vuole mettersi in marcia con lui. Al primo turno avevano ottenuto il 21,5%.

L'obiettivo dei socialisti è arrivare almeno al gruppo parlamentare: 15 posti. Al primo turno erano l'ultimo dei grandi partiti, con il loro 10%. Le proiezioni consegnavano al partito dell'ex presidente al massimo 35 seggi, quando prima ne avevano 280. Una débacle in cui scontato la scarsissima popolarità di Hollande, il terrorismo che ne ha sfibrato la fiducia, la crisi economica e la tendenza contemporanea a lasciare i partiti tradizionali.

L'estrema destra del Front National che sperava di diventare la prima forza di opposizione può ottenere da uno a sei seggi, e se fosse unico sarebbe solo quello di Marine. Le presiedenziali non hanno portato nulla alla formazione xenofoba fondata dal padre della leader, che di quel tesoretto di consensi non ha fatto che la base per una seria ridiscussione del partito.

La sinistra radicale e gli alleati comunisti da potrebbero portare a casa dai 10 a 25 seggi. Unica incognita all'orizzonte il tasso di astensionismo, dopo che al primo turno ha disertato le urne oltre il 51% degli aventi diritto, facendo segnare un record negativo nella V Repubblica. Una percentuale che al secondo turno,potrebbe raggiungere addirittura il 53-54%, con il rischio di rendere la vita più complicata a Macron. Tanto che tanto che lo stesso premier Edouard Philippe ha lanciato un appello ai francesi a non disertare le urne.

Perchè si vota oggi - In Francia le legislative (il primo turno) si svolgono sempre un mese dopo le presidenziali in modo da permettere al presidente di formare la maggioranza parlamentare con la quale dovrà governare.
(rainews)


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dom 20 ago 2017 21:29:18 CEST
Jerry Lewis è morto a Las Vegas, aveva 91 anni
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Il periodo successivo - Jerry Lewis proseguì la carriera di attore a cui unì anche quella di regista. Il suo primo film fu "Ragazzo tuttofare" del 1960. In parallelo tentò anche la carriera musicale, conquistando un buon successo con alcune canzoni. Lewis è stato anche un generoso benefattore, donando decine di milioni di dollari alle associazioni contro la distrofia muscolare, attività per cui ricevette anche una candidatura al Premio Nobel per la Pace, e presentando per una decina d'anni la trasmissione televisiva "The Jerry Lewis MDA Labor Day Telethon". Negli ultimi anni diede vita "House of Laughter" (La Casa della Risata) per aiutare i bambini e i giovani affetti da malattie o reduci da traumi, attraverso il potere terapeutico della risata. Ritornò al cinema nel 1983, quando Martin Scorsese lo chiamò per interpretare "Re per una notte", accanto a Robert De Niro.
 
I riconoscimenti - Tra i suoi riconoscimenti, l'attore statunitense ha ricevuto nomination ai Golden Globe e ai BAFTA e, nel 1999, il Leone d'oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia.
 
La vita privata - Dopo aver divorziato nel 1980 dalla cantante Patti Palmer, sposata nel 1944, e dalla quale aveva avuto sei figli; nel 1983 Jerry sposò la ballerina SanDee Pitnick. I due hanno una figlia, Danielle Sarah, nata nel 1992.
 
Problemi di salute negli ultimi anni - Negli ultimi decenni l'attore aveva avuto molti problemi di salute: un'operazione a cuore aperto nel 1983, un'altra per un tumore alla prostata nel 1992, trattamenti per la dipendenza dai farmaci che gli erano stati prescritti nel 2003, un infarto nel 2006, fibrosi plmonare e altro.
 
(Rainews)
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mar 15 ago 2017 11:28:39 CEST
Tensione Usa-Iran, Rohani minaccia di riavviare il programma nucleare: "Trump non è un buon partner"
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L'accordo sul nucleare - E' un processo lungo 13 anni, quello che porta alla firma. Nel 2002 il Consiglio Nazionale della Resistenza (un gruppo iraniano di opposizione) parla per la prima volta dell'impianto nucleare di Arak e di un sito per la produzione di combustibile nucleare in costruzione a Natanz. L'anno dopo l'allora presidente Khatami ammette l'esistenza di Natanz. Il suo successore, Ahmadinejad, fa dello sviluppo dell'atomica il cardine del suo programma politico. Il rapporto con Usa, Aiea e comunità internazionale arriva ad una svolta con la presidenza Rohani, iniziata nel 2015. Sarà sua, dal lato di Teheran, la regia per arrivare all'accordo storico del 14 luglio 2015, firmato dai 5+1 (Usa, Cina e Russia si uniscono a Gran Bretagna, Germania e Francia) e dall'Iran: sospensione delle sanzioni contro l'Iran in cambio di limiti e controlli internazionali sul programma nucleare iraniano. La fine delle sanzioni è legata al progressivo stop iraniano allo sviluppo.

(Rainews)
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