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Lutto nella musica, addio a Charles Aznavour

lunedì 01 ottobre 2018 - 22:45:43

Il grande chansonnier è stato un monumento della canzone francese

charles_aznavour.jpgLe Alpilles, 01 ott. 2018 - (Rainews) - E' morto Charles Aznavour, indimenticabile autore di successi che hanno scritto la storia della musica. Lo ha reso noto il suo addetto stampa. Cantautore e attore di origini armene, aveva 94 anni ed era un monumento della canzone francese. Con una voce inconfondibile dal timbro roco, Aznavour era stato scoperto da Edith Piaf ed era stato insignito anche della Legione d'Onore. Tra i suoi successi indelebili, L'Istrione (1971). Il decesso del cantante francese più noto all'estero è avvenuto nella sua casa delle Alpilles, in Provenza, dove era rientrato dopo un tour in Giappone. Lo scorso anno aveva dovuto annullare vari concerti a causa di una frattura al braccio, conseguenza di una caduta. Nato a Parigi nel 1924, da immigrati di origine armena, Shahnour Vaghinagh Aznavourian, in arte Charles Aznavour, debutta a teatro come attore di prosa. Nel dopoguerra, grazie a Edith Piaf che lo portò in tournee in Francia e negli Stati Uniti, si mette in luce come cantautore. 

Per otto anni Aznavour, da lei soprannominato "il genio stupido" accompagnò la stella della chanson al piano. Ma il riconoscimento mondiale arriva nel '56 all'Olympia di Parigi con la canzone Sur ma vie: uno strepitoso successo che gli permetterà di entrare nella storia degli chansonnier francesi. Quattro figli, nonno felice, ha vissuto negli ultimi anni a Saint-Sulpice, sulle rive del Lago Lemano, con la moglie Ulla che sposò 47 anni fa. Nel corso di una carriera lunga oltre 70 anni Aznavour ha composto qualcosa come 1400 canzoni, ha venduto più di 200 milioni di dischi ed è stato un grande interprete di brani scritti da altri (e per altri), ai quali ha saputo dare carattere e unicità. 

La maggior parte delle sue canzoni parlano d'amore. Il fatto che cantasse in sette lingue (francese, inglese, italiano, spagnolo, tedesco e russo) gli ha consentito di esibirsi in tutto il mondo divenendo ovunque famosissimo. Svariate migliaia i concerti da lui tenuti. Molto ricca anche la sua carriera di attore, con varie decine di film al suo attivo. Di pari passo con l'attività artistica, Aznavour si è sempre battuto per la causa armena, con una fitta attività diplomatica e anche diventando nel 2009 ambasciatore dell'Armenia in Svizzera, dove si esiliò negli anni Settanta per problemi con il fisco francese.


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sab 23 mar 2019 08:25:47 CET
Falcomatà: “Difendiamo gli interessi dei reggini. Dissesto, battaglia da combattere”
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“La Città attraversa una fase complessa che produce una serie di interrogativi non solo tra i cittadini – ha spiegato il sindaco a margine dell’incontro – ma anche tra gli addetti ai lavori e tra tutti quei soggetti che per ruolo o per funzione risultano rappresentativi dei comparti sui quali andrebbero a ricadere gli effetti di un’eventuale nefasta ipotesi di dissesto finanziario dell’Ente. Se infatti il default finanziario non avrebbe effetti diretti sui cittadini, per via del fatto che le imposte comunali sono già al massimo delle aliquote per via del piano di rientro per il ripiano dei debiti prodotti durante le precedenti gestioni contabili, è il tessuto produttivo che avrebbe le peggiori conseguenze da un’eventuale dichiarazione di dissesto”.

“Lo abbiamo affermato con forza in tutte le sedi – ha aggiunto il sindaco – il dissesto va evitato soprattutto per una questione di giustizia sociale. Non possiamo consentire che una comunità che ha già dovuto subire qualche anno fa l’onta di uno scioglimento per mafia sia messa oggi, a causa degli effetti della pregressa fallimentare gestione delle finanze comunali, di fronte ad una nuova mortificazione, che peraltro avrebbe effetti pesanti sull’economia cittadina. Naturalmente ci riferiamo a tutti quei professionisti e alle imprese che hanno avuto rapporti economici con il Comune per progetti finanziati esclusivamente con somme di bilancio. È per loro che la città intera, stringendosi attorno all’Amministrazione, ha il compito di continuare questo percorso, portando fino in fondo questa battaglia. Noi continueremo a lavorare per difendere gli interessi dei reggini”.

In mattinata il sindaco ha incontrato i giudici della Sezione giurisdizionale regionale della Corte dei Conti di Catanzaro. Un incontro cordiale, richiesto dall’Amministrazione comunale reggina, finalizzato ad approfondire, dal punto di vista tecnico-giuridico, gli eventuali effetti della sentenza della Corte Costituzionale.

(strill.it)
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ven 01 mar 2019 09:33:23 CET
Denuncia i boss, lo Stato lo punisce: suicida l'imprenditore antiracket
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Nel 2007, Rocco Greco non solo aveva denunciato i boss della Stidda e di Cosa nostra che si dividevano il pizzo. Aveva anche convinto altri sette imprenditori a fare la sua stessa scelta. "Era la primavera di Gela - dice oggi il figlio - mio padre ne andava orgoglioso. Ma non era stato affatto semplice. All'epoca, però, si respirava un'aria nuova in questa parte di Sicilia, anche grazie all'allora sindaco Rosario Crocetta". Le denunce di quegli imprenditori fecero scattare undici arresti nel blitz ribattezzato "Munda mundi". E dopo gli arresti, le condanne per 134 anni. Una sentenza che anche la Cassazione ha confermato. Ma nelle vene dei processi sono rimaste le accuse degli imputati, che hanno sempre cercato di gettare ombre su chi li aveva portati in carcere. "Ma quale pizzo, gli imprenditori pagavano il nostro sostegno. E spartivamo gli utili".

Una tesi smentita in tutti i gradi di giudizio. Gli imprenditori erano vittime. Ma vittime - osserva il Viminale - che si erano relazionate con i boss, che avevano accettato il prezzo del pizzo. "C'è il rischio di infiltrazioni mafiose nell'azienda". Parole pesanti. Ma il figlio di Rocco Greco ribadisce l'importanza di quella denuncia fatta dal padre: "Non dobbiamo dimenticare cos'era Gela all'epoca. Più di cento morti in un anno. E veniva ucciso anche chi non pagava il pizzo".

Dopo l'ultima interdittiva antimafia, un mese fa, sono arrivate le revoche di tutte le commesse pubbliche e private per la ditta di Greco, che si occupa di lavori edili. "Sono stati licenziati 50 operai", dice Francesco Greco. Intanto, l'imprenditore provava a ribadire le sue ragioni con una serie di ricorsi. Ma il Tar di Palermo non ha concesso la sospensiva dell'interdittiva (anche il Tar Lazio aveva dato disco verde al Viminale). "Il giorno dopo, il 26, siamo andati dall'avvocato per un ulteriore ricorso", racconta ancora il figlio. "La sera, papà era euforico. Mi sembrò strano. Diceva: che bella serata stiamo trascorrendo. Non capivo".

Mercoledì mattina, Rocco Greco si è svegliato alle 5,30. Ha detto alla moglie che andava in azienda per guardare alcune carte. Tre ore dopo, sono arrivati Francesco e gli altri dipendenti. "Mio padre non era in ufficio. Mi sono insospettito. Anche perché aveva lasciato la fede e l'orologio a casa. Abbiamo iniziato a cercarlo. Era dentro un container, poco distante, in una pozza di sangue". Rocco Greco non ha lasciato neanche un biglietto. Dice il figlio: "Qualche giorno fa, aveva ripetuto a mia madre: "Ormai, il problema sono io. Se vado via, i miei figli sono a posto".

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