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Non era il pentito del calcio, Calori risarcito venerdì 14 settembre 2007 - 15:01:07 Il Tribunale condanna il Corriere della Sera: pagherà 20 mila euro per diffamazione
Capitano e bandiera dell’Udinese, calciatore leale ed esempio di professionalità, Alessandro Calori nel 1999 si era ritrovato nell’occhio del ciclone, sospettato di essere quell’anonimo giocatore che aveva confessato al giornale “Famiglia Cristiana” di aver venduto qualche partita. I mass media l’avevano “triturato”, nonostante non fosse mai stato indagato. Ora, a distanza di otto anni, Calori si gusta la rivincita.
Il Tribunale di Milano ha infatti ritenuto che uno degli articoli pubblicati in quegli anni fosse diffamatorio nei confronti di Calori, visto che nel servizio si accostava esplicitamente il nome del calciatore all’anonimo pentito che si era rivolto a Famiglia Cristiana. L’articolo in questione era stato pubblicato il 29 settembre 1999 dal Corriere della Sera. Ora l’editore del quotidiano dovrà risarcire 20 mila euro all’ex capitano bianconero, che ha 41 anni ed è tornato a vivere a Udine dopo aver disputato altrove (Perugia, Brescia e Venezia) gli ultimi campionati della sua carriera. La prima sezione civile del Tribunale milanese ha affermato in sentenza che l’articolo ha contenuti diffamatori e di fatto sancisce per la prima volta che Calori proprio non c’entra nulla con quella vicenda che aveva scosso il mondo del pallone. Del resto Calori non era mai stato indagato. L’unico procedimento penale aperto dopo le dichiarazioni del pentito era approdato proprio a Udine, visto che pareva che tra le partite “vendute” dall’anonimo pentito ci fossero Udinese-Milan e Udinese-Perugia del campionato di serie A 1998-1999. Alcuni giocatori dell’Udinese tra cui Calori furono sentiti come persone informate sui fatti e poi la Procura chiese (e ottenne) l’archiviazione del fascicolo poichè non erano stati riscontrati elementi che facessero avvicinare all’Udinese la vicenda del pentito di Famiglia Cristiana. Alessandro Calori, che ha sempre ribadito la propria correttezza, non ha mai digerito di essere stato tirato in ballo per questa vicenda e con l’assistenza dell’avvocato udinese Maurizio Miculan ha avviato tutte le azioni per tutelare la propria reputazione, compresa la causa al Corriere della Sera (tutelato dall’avvocato Caterina Malavenda dello studio Bovio). La sentenza di Milano e le motivazioni fanno piazza pulita di ogni dubbio residuo e chiudono così uno dei tanti capitoli amari del calcio di questi ultimi anni. E Calori è ovviamente molto soddisfatto: «Aspettavo con interesse questa sentenza – ha detto ieri commentando la notizia proveniente da Milano – . Ho sempre lavorato con professionalità, con la massima correttezza e lealtà. So cosa ho fatto nel mondo del calcio e questa vicenda mi ha ferito in maniera pesante. Ho amato così tanto questo mestiere che non mi è mai passato neppure per l’anticamera del cervello di “vendere” qualche partita!». 14 set 2007 Alberto Lauber
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