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Passo in avanti verso progetto esecutivo nuovo Ospedale Reggio. Falcomatà: ”Massima sinergia tra Enti coinvolti”

venerdì 27 maggio 2016 - 20:41:20

Reggio Calabria, 27 mag. 2016 - (strill.it) - Passo in avanti decisivo per la definizione delle proprietà dei terreni sui quali è prevista la nascita del nuovo ospedale nella zona sud di Reggio. A darne notizia è il Sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà a margine dell’incontro romano con i vertici dell’Agenzia del Demanio, rappresentata nell’occasione dal Direttore Nazionale Roberto Reggi, alla presenza del Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera di Reggio Frank Benedetto. L’accordo raggiunto, grazie alla massima sinergia riscontrata da tutti i rappresentanti istituzionali coinvolti nel processo, consente uno scambio incrociato di proprietà tra l’Amministrazione Comunale e l’Agenzia del Demanio. Sulle aree individuate il Comune aveva già certificato la destinazione d’uso a scopi sanitari, nell’ambito del redigendo Piano Strutturale Comunale, con una delibera di Giunta varata qualche settimana fa. Il via libera definitivo dall’Agenzia del Demanio consentirà la stesura del progetto esecutivo del nuovo ospedale la cui realizzazione a questo punto si avvicina sempre di più. «La riunione tenuta con i vertici nazionali dell’Agenzia del Demanio e con l’Azienda Ospedaliera reggina è un ottimo auspicio per l’imminente futuro – ha dichiarato il Sindaco Falcomatà al termine dell’incontro – ritengo sia da sottolineare la grande sinergia che si è determinata tra gli Enti coinvolti nel processo che a questo punto, procede in maniera spedita verso la fase di progettazione esecutiva necessaria al finanziamento ed alla successiva realizzazione di questa grande opera pubblica. Il nuovo Ospedale sarà un centro d’eccellenza che costituirà un nuovo importantissimo polo per il comparto sanitario cittadino e non solo. Nulla era scontato, ma grazie alla nuova credibilità acquistata dalla nostra Città sul piano nazionale oggi possiamo guardare con fiducia al futuro del nostro nuovo ospedale».


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ven 01 mar 2019 09:33:23 CET
Denuncia i boss, lo Stato lo punisce: suicida l'imprenditore antiracket
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Nel 2007, Rocco Greco non solo aveva denunciato i boss della Stidda e di Cosa nostra che si dividevano il pizzo. Aveva anche convinto altri sette imprenditori a fare la sua stessa scelta. "Era la primavera di Gela - dice oggi il figlio - mio padre ne andava orgoglioso. Ma non era stato affatto semplice. All'epoca, però, si respirava un'aria nuova in questa parte di Sicilia, anche grazie all'allora sindaco Rosario Crocetta". Le denunce di quegli imprenditori fecero scattare undici arresti nel blitz ribattezzato "Munda mundi". E dopo gli arresti, le condanne per 134 anni. Una sentenza che anche la Cassazione ha confermato. Ma nelle vene dei processi sono rimaste le accuse degli imputati, che hanno sempre cercato di gettare ombre su chi li aveva portati in carcere. "Ma quale pizzo, gli imprenditori pagavano il nostro sostegno. E spartivamo gli utili".

Una tesi smentita in tutti i gradi di giudizio. Gli imprenditori erano vittime. Ma vittime - osserva il Viminale - che si erano relazionate con i boss, che avevano accettato il prezzo del pizzo. "C'è il rischio di infiltrazioni mafiose nell'azienda". Parole pesanti. Ma il figlio di Rocco Greco ribadisce l'importanza di quella denuncia fatta dal padre: "Non dobbiamo dimenticare cos'era Gela all'epoca. Più di cento morti in un anno. E veniva ucciso anche chi non pagava il pizzo".

Dopo l'ultima interdittiva antimafia, un mese fa, sono arrivate le revoche di tutte le commesse pubbliche e private per la ditta di Greco, che si occupa di lavori edili. "Sono stati licenziati 50 operai", dice Francesco Greco. Intanto, l'imprenditore provava a ribadire le sue ragioni con una serie di ricorsi. Ma il Tar di Palermo non ha concesso la sospensiva dell'interdittiva (anche il Tar Lazio aveva dato disco verde al Viminale). "Il giorno dopo, il 26, siamo andati dall'avvocato per un ulteriore ricorso", racconta ancora il figlio. "La sera, papà era euforico. Mi sembrò strano. Diceva: che bella serata stiamo trascorrendo. Non capivo".

Mercoledì mattina, Rocco Greco si è svegliato alle 5,30. Ha detto alla moglie che andava in azienda per guardare alcune carte. Tre ore dopo, sono arrivati Francesco e gli altri dipendenti. "Mio padre non era in ufficio. Mi sono insospettito. Anche perché aveva lasciato la fede e l'orologio a casa. Abbiamo iniziato a cercarlo. Era dentro un container, poco distante, in una pozza di sangue". Rocco Greco non ha lasciato neanche un biglietto. Dice il figlio: "Qualche giorno fa, aveva ripetuto a mia madre: "Ormai, il problema sono io. Se vado via, i miei figli sono a posto".

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