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Baciamano boss di San Luca, Falcomatà: “Le parate non bastano, per sconfiggere la ’ndrangheta serve il lavoro

lunedì 05 giugno 2017 - 23:40:13

falcomat_lavoro.jpgReggio Calabria, 05 giu 2017 - “Sbaglia chi pensa che il baciamano al boss Giorgi di San Luca sia una semplice esternazione folkloristica. Piuttosto c’è da interrogarsi sui motivi per i quali a qualcuno sia saltato in mente di fare le riverenze, in mondovisione, ad un latitante sanguinario ricercato da più di due decenni. E’ il sintomo che qualcosa non va. E noi non possiamo girarci dall’altra parte, cosi come non possiamo pensare che bastino le parate o le manifestazioni antimafia su territori difficili come quello di San Luca. Se vogliamo davvero scacciare il fantasma della ‘ndrangheta, che asfissia i nostri territori, dobbiamo combatterlo con una strategia seria per lo sviluppo del Meridione, che guardi soprattutto ai temi della scuola e del lavoro”.
 
Lo afferma il sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà commentando l’episodio del baciamano durante l’arresto del boss di San Luca Giuseppe Giorgi, latitante dal 1994 ed inserito nella lista dei cinque più ricercati d’Italia dal Ministero dell’Interno.“Quel gesto nei confronti del boss di ‘ndrangheta Giorgi – ha aggiunto il sindaco di Reggio – è il segno del forte consenso sociale che la mafie vantano ancora in alcune aree del nostro Paese, dove lo Stato evidentemente è ancora debole, in qualche caso praticamente assente, ed i criminali non esitano a mostrare i muscoli, sostituendosi alle istituzioni nel dare risposte ai bisogni quotidiani delle persone. Noi dobbiamo essere capaci di interrompere questo circuito vizioso. Lo Stato deve affermare la sua presenza attraverso politiche per lo sviluppo percorribili, che svuotino le sacche di bisogno dalle quali le mafie traggono il loro consenso sociale. Il Governo dia un segnale concreto in questa direzione, puntando in maniera diretta e tangibile su politiche utili a sostenere l’occupazione sul nostro territorio. La ‘ndrangheta si combatte con l’economia, con la scuola, con il lavoro. Solo cosi i ragazzini che, in tante aree del Meridione, ancora crescono con il mito del boss latitante, troveranno appetibile e più conveniente la strada della legalità. I simboli servono, ma bisogna saper essere concreti. Il lavoro prima di tutto”. (strill.it)
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News

dom 22 ott 2017 09:56:08 CEST
Catalogna, il messaggio di Puigdemont: "Peggior attacco dai tempi di Franco"
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Presidente parlamento catalano Forcadell: "Non lo permetteremo" - In una dichiarazione solenne a nome del parlamento catalano la presidente Carme Forcadell ha detto che il premier spagnolo Mariano Rajoy oggi "ha annunciato un colpo di stato di fatto", un "golpe autoritario in uno stato membro dell'unione europea". "Rajoy - ha aggiunto - pretende che il parlamento catalano smetta di essere democratico". "Attaccando le istituzioni attacca la cittadinanza", che "vede lesi i suoi diritti": "non lo permetteremo".
 
Rajoy dopo il Consiglio dei ministri - "Questo è un processo unilaterale e contrario alla legge e che ha cercato lo scontro". Queste erano state le parole del premier spagnolo, Mariano Rajoy, al termine del Consiglio dei ministri straordinario sulla Catalogna, parlando del referendum secessionista. "La cosa più antidemocratica e impressionante è ciò che è successo il 6 e 7 settembre nel Parlamento catalano, un evento senza precedenti: sono stati negati i diritti dell'opposizione e nel giro di un quarto d'ora è stato approvato un progetto di legge". Nel giro di 15 minuti è stata liquidata la Costituzione e lo statuto dell'autonomia catalana". "Voler imporre ai governanti che si violi deliberatamente la legge non è una richiesta di dialogo, ma un'imposizione". Ha affermato il premier spagnolo.
 
"Obiettivo legalità, convivenza, economia, elezioni" - Quindi ha precisato che il governo ha dovuto applicare l'articolo 155 della Costituzione: "Lo abbiamo attivato per ottenere quattro obiettivi: ritornare alla legalità; recuperare la normalità e la convivenza comune, elementi che si sono deteriorati; continuare con il recupero economico, indire le elezioni in una situazione di normalità".
 
"Destituzione Puigdemont e Govern"  - Nel quadro dell'art. 155, il governo spagnolo ha deciso di proporre al Senato la destituzione del presidente catalano Carles Puigdemont, del vicepresidente Oriol Junqueras e di tutti i membri del Govern, ha spiegato il premier.
 
"Non sospesa autonomia e autogoverno Catalogna" - Con queste iniziative "non si sospende l'autonomia né l'autogoverno della Catalogna ma si sospendono le persone che hanno messo la Catalogna fuori dalla legge".
 
"Mille aziende sono andate via" - "Gli ultimi dati dell'economia in Catalogna sono preoccupanti. Le sedi sociali delle aziende hanno traslocato, più di mille aziende, le aziende più grandi che danno lavoro, hanno lasciato. C'è stato un disincentivo degli investimenti e un crollo del turismo", ha aggiunto il premier spagnolo.
 
Puigdemont in Senato Puigdemont - potrà comparire in Senato tra martedì e giovedì 26 ottobre per esporre le sue accuse contro le misure decise dal governo di Madrid in applicazione dell'articolo 155 della Costituzione. È quanto emerge dal calendario approvato dalla Mesa del Senado spagnolo. È confermato inoltre che si terrà venerdì 27 ottobre alle 10 la plenaria in cui il Senato sarà chiamato a ratificare a maggioranza assoluta le misure approvate oggi dal Consiglio dei ministri.
 
Madrid prenderà controllo Mossos e Radio-Tv - Madrid prevede di prendere il controllo fra l'altro dei Mossos d'Esquadra, la polizia regionale catalana, della Radio-Tv pubblica (Tv3 e Radio Catalunya), grazie all'art. 155. Lo precisa il documento con le misure previste dall'esecutivo spagnolo inviato al Senato. Il governo spagnolo, attraverso i delegati che nominerà in Catalogna, potrà destituire e sostituire i dirigenti di polizia e radio-tv catalane. Per il governo spagnolo il president catalano Carles Puigdemont si è reso responsabile di una "disobbedienza ribelle, sistematica e consapevole" degli obblighi previsti dalla legge e dalla Costituzione e ha "gravemente attentato" all'interesse generale dello Stato. Lo affermano le motivazioni della richiesta di attivazione dell'articolo 155 esaminate durante la riunione straordinaria del governo conclusa a Madrid.
 
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mer 18 ott 2017 20:42:09 CEST
E' morto lo storico italiano Rosario Villari
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Nel 1961 ha curato un'antologia della questione meridionale dal titolo "Il Sud nella storia d'Italia". Altre pubblicazioni a seguire sono: "La rivolta antispagnola a Napoli. Le origini (1585-1647)" e, alla fine degli anni settanta, "Mezzogiorno e democrazia", ripresa e ampliamento di un precedente lavoro. Pubblico' la "Storia dell'Europa contemporanea" e il manuale per le scuole superiori, il "Sommario di Storia" sul quale hanno studiato migliaia di studenti italiani. E' stato visiting professor al St Antony's College dell'Universita' di Oxford e all'Institute for Advanced Study di Princeton. Dal 1990, per i cinque anni successivi, e' stato presidente della giuria del Premio letterario Viareggio.

Nel 1996 e' stato nominato presidente della giunta centrale per gli Studi Storici. Politicamente, la sua vicenda personale si intreccia con l'antifascismo e con la partecipazione all'organizzazione dei movimenti contadini per la riforma agraria in Calabria. Ha fatto parte del comitato centrale del PCI a favore di una linea democratica e riformista e una politica di autonomia rispetto al pensiero sovietico. L'impegno politico si e' concretizzato nell'elezione a deputato nella VII Legislatura (1976 - 1979).
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mer 04 ott 2017 00:00:56 CEST
Mattis: Trump mantenga accordo con Iran
 
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mer 13 set 2017 19:56:34 CEST
L’UNHCR potenzia gli sforzi per promuovere alternative alla detenzione e soluzioni per i rifugiati vulnerabili in Libia
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Al tempo stesso, l’UNHCR sta negoziando con le autorità libiche affinché venga aperto un centro di accoglienza che assicuri libertà di movimento ai rifugiati e ai richiedenti asilo, dando priorità ai più vulnerabili. In questo centro, l’UNHCR potrebbe fornire servizi di registrazione, alloggio, cibo, servizi sociali, consulenza e sostegno ai sopravvissuti a violenze sessuali e di genere, e soluzioni in Stati terzi per i più vulnerabili.
 
L’UNHCR sta lavorando per assistere e proteggere oltre 535.000 persone in Libia, tra le quali oltre 226.000 libici sfollati interni a seguito del conflitto, 267.000 libici che sono tornati alle loro case ma rimangono in condizioni di vulnerabilità e 42.834 rifugiati e richiedenti asilo registrati.
 
Nell’esprimere preoccupazione nei confronti delle condizioni riscontrate nei centri di detenzione, l’UNHCR ritiene importante mantenere un dialogo con le autorità competenti in Libia per assicurare l’accesso e l’assistenza salva-vita e per rafforzare le procedure di controllo, identificazione e registrazione, così come le misure volte a prevenire i rischi di violenza sessuale e di genere.
 
“Effettuiamo visite regolari nei centri di detenzione ufficiali per fornire assistenza salva-vita,” spiega Roberto Mignone, Rappresentante dell¬’UNHCR per la Libia. “La nostra presenza in questi centri non significa che appoggiamo tali strutture, né tantomeno ciò che vi accade. È nostro dovere, comunque, fornire aiuto ai rifugiati e ai richiedenti asilo e promuovere la loro protezione, anche quando si trovano in detenzione. Quest’anno l’UNHCR e i suoi partner hanno effettuato 658 visite nei centri di detenzione. Grazie ai nostri sforzi congiunti, sono stati rilasciati circa 1.000 rifugiati e richiedenti asilo”.
 
In Libia, l’UNHCR è impegnato nel migliorare la situazione di centinaia di migliaia di civili colpiti dal conflitto. Lavora inoltre per offrire protezione internazionale, assistenza umanitaria e soluzioni per le persone a rischio che vivono nel paese o che sono in transito verso l’Europa. Lavora in stretto coordinamento con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) e altri partner. Le restrizioni che si affrontano in Libia sono molteplici, tra le quali l’accesso limitato su tutto il territorio a causa dell’attuale situazione di insicurezza. Ciononostante l’UNHCR sta facendo il massimo per estendere la sua presenza e il suo intervento in Libia attraverso il suo staff nazionale, i partner, e la regolare presenza a rotazione dello staff internazionale che attualmente opera da Tunisi.
 
Considerati gli urgenti bisogni umanitari e le terribili condizioni nei centri di detenzione, è essenziale che l’UNHCR continui a essere impegnato nel fornire assistenza salva-vita, protezione e soluzioni, insieme alla promozione di alternative alla detenzione, che rappresentano la principale priorità.“L’assistenza fornita dall’UNHCR nei centri di detenzione contribuisce ad alleviare la sofferenza delle persone detenute,” afferma Mignone. “Forniamo kit igienici, coperte, calzature e vestiti. Inoltre, attraverso il nostro partner IMC (International Medical Corps), siamo riusciti a offrire a chi ne aveva bisogno assistenza sanitaria primaria, spesso l’unica assistenza medica di cui i detenuti possano usufruire”.
 
(UNHCR.IT)
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