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Contro Trump la rivolta dei sindaci. De Blasio: "No al nuovo attacco razzista alle nostre comunità di immigrati"

giovedì 25 gennaio 2018 - 15:07:52

Da New York a Chicago, da New Orleans a Los Angeles, gli amministratori disertano l'incontro alla Casa Bianca contro l'intenzione di Trump di tagliare fondi alle "città santuario" che proteggono le identità dei clandestini. Si presentano solo i texani. Più volte il primo cittadino di New York ha definito il presidente "un disastro"
 
New York, 25 gen. 2018 - (Repubblica.it) - La rivolta dei sindaci americani contro Donald Trump: dal primo cittadino di New York, Bill de Blasio al collega che guida New Orleans, Mitch Landrieu, che è anche capo della conferenza dei sindaci, a decine hanno deciso di boicottare l'incontro previsto per oggi alla Casa Bianca che sarebbe dovuto servire a rilanciare le infrastrutture del paese e onorare una delle promesse fatte da The Donald in campagna elettorale.

Una presa di posizione forte presa per protestare contro l'intenzione dell'amministrazione Trump di tagliare fondi alle "città santuario", quelle municipalità che hanno scelto di proteggere le identità dei clandestini contenute nei loro registri, rifiutando di consegnarli agli agenti federali per evitarne i rimpatri. Così, all'appuntamento che doveva precedere la partenza del presidente per Davos previsto per questa sera, alla fine si sono presentati solo i sindaci texani - Mike Rawlings di Dallas per primo. Tanto più che il Texas non sarà toccato dal provvedimento visto che non ha città santuario ed è uno stato rosso (cioè repubblicano) che ha scelto per l'ultima volta un democratico nel lontano 1976, quando fu vinto da Jimmy Carter.



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ven 17 ago 2018 23:35:00 CEST
Addio a Claudio Lolli
 
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gio 16 ago 2018 14:56:15 CEST
Oltre 350 media Usa contro la 'guerra sporca' di Trump
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Il Boston Globe nell'editoriale in titolato 'I giornalisti non sono il nemico', ha sostenuto che una stampa libera è stata un principio americano fondamentale per oltre 200 anni. Il New York Times ha scelto il titolo 'Una stampa libera ha bisogno di voi', che definisce gli attacchi di Trump "pericolosi per la linfa vitale della democrazia". Il New York Post ha risposto alla chiamata del Globe dicendo "Chi siamo per non essere d'accordo?" e aggiungendo: "Potrebbe essere frustrante sostenere che solo perché stampiamo verità scomode non significa che siamo 'fake news', ma essere un giornalista non è un concorso di popolarità. Tutto quello che possiamo fare è continuare a raccontare." Ma ha anche detto: "Questo farà la differenza? Non un briciolo" Il Philadelphia Inquirer ha detto che la sua città è stata la culla della democrazia americana, scrivendo: "Se la stampa non è libera da rappresaglie, punizioni o sospetti per opinioni o informazioni impopolari, non lo è il Paese. E non lo è la sua gente". Anche il Topeka Capital-Journal ha aderito alla campagna, dicendo che l'attacco di Trump ai media: "È sinistro, è distruttivo e deve finire ora". Il giornale è stato uno dei pochi a sostenere il presidente nel 2016. 

Today's Paper: Globe Editorial Board writes that "Journalists are not the enemy," Pressley goes on offensive vs. Capuano, Aly Raisman promises to push for change, more. https://t.co/SGIg5V8dWN pic.twitter.com/ZIUAhgNVQ2 — The Boston Globe (@BostonGlobe) 16 agosto 2018 
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