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Locri, al Palazzo della Cultura lo spettacolo Penelope

giovedì 08 marzo 2018 - 21:47:04

Locri, 08 mar 2018 - Secondo appuntamento a LOCRI con il circuito teatrale che mette in rete venti location della città metropolitana di Reggio, veicolando spettacoli di nuova produzione interpretati da eccellenze artistiche calabresi apprezzate da pubblico e critica.
 
Sabato 10 Marzo alle ore 21.00 presso il Palazzo della Cultura in scena lo Spettacolo PENELOPE – Ingresso € 5
 
PENELOPE
Sabato 10 Marzo 2018, ore 21.00 Palazzo della Cultura – Locri
Il ritorno di Ulisse vissuto e raccontato da Penelope. Un amore ritrovato e struggente, uno spettacolo da non perdere!
 
Da Omero, Ovidio, Atwood
Drammaturgia e Regia Matteo Tarasco
Con Teresa Timpano - Musiche Originali Mario Incudine
Scene e Costumi Francesca Gambino e Laura Laganà
Foto di Scena Pino Le Pera
Co-Produzione Scena Nuda –
 
Festival Miti Contemporanei e Accademia Delle Belle Arti di Reggio Anteprima Nazionale
 
Note di Regia
Penelope è un poema erotico e disperato, che espone con lucida follia e altissimo linguaggio le pene di un amor ritrovato, ma invivibile. Uno struggente grido di estasi erotica, che si trasforma in agonia. Penelope illustra le più atroci conseguenze dell’amore ripercorrendo l’Odissea dal punto di vista di Penelope, la quale oramai defunta racconta il ritorno di Ulisse come mai è stato raccontato. E’ la storia di un’ossessione amorosa, un’ossessione che si fa verbo, strappando ogni singola parola al marasma di gemiti inarticolati in cui questa donna innamorata affoga e si dibatte. Raccontare in scena il mito di Penelope oggi, significa esser consapevoli di tutto questo, significa sfidare, sulle assi del palcoscenico, l’essenza più profonda del proprio essere, significa lanciare una sfida agli spettatori: una sfida a valicare il confine dello specchio, una sfida a spogliarsi della maschera per offrirsi nudi al cospetto di Verità. (strill.it)
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Categorie News
   
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News



gio 03 gen 2019 15:59:40 CET
Giuseppe Falcomatà si ribella al decreto sicurezza che discrimina l’immigrazione
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Anche il sindaco del capoluogo siciliano Leoluca Orlando, ha inviato una nota al capo dell’Ufficio anagrafe della sua città ordinando di «sospendere qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica». Con Falcomatà e Orlando si sono schierati il sindaco di Napoli De Magistris (che ha rivendicato una primogenitura del boicottaggio delle nuove norme firmate Salvini) e il primo cittadino di Firenze, Dario Nardella.


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mer 19 dic 2018 05:28:52 CET
Xi: ora nuovo miracolo economico cinese
 
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sab 15 dic 2018 19:55:03 CET
Bce, Draghi agli studenti: "L'Euro è fondamentale per la stabilità"
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"Progetto europeo contro i regimi illiberali" - "Altrove nel mondo si sta diffondendo il fascino delle ricette e dei regimi illiberali; stiamo vedendo piccoli passi indietro nella storia. Ed è per questo che il nostro progetto europeo è ancora più importante oggi. È solo continuando a progredire, liberando le energie individuali ma anche promuovendo l'equità sociale, che la salveremo attraverso le nostre democrazie, con unita' di intenti".

"L'Euro fondamentale per la stabilità" - "L'appartenenza alla moneta unica gioca un ruolo fondamentale" per i paesi europei, anche perché "stabilizza" le economie degli Stati aderenti, "soprattutto nelle fasi recessive", ha detto Draghi. 

"Stampare moneta per finanziare il deficit non ha prodotto benefici" - "Vale la pena di osservare che se fra i presunti benefici della sovranità monetaria" esiste la possibilità di finanziare il deficit "la media ponderata debito pubblico di chi fa parte del mercato unico e non fa parte dell'euro è del 68%, se togliamo Regno Unito è del 44%, contro un rapporto dell'89% dei Paesi che appartengono all'area dell'euro", afferma il presidente della Bce. "Stampare moneta per finanziare deficit non ha attratto quei Paesi che fanno parte del mercato unico, ma non dell'euro". In Italia stampare moneta "non ha prodotto benefici a lungo termine, negli anni '70 il Paese dovette ricorrere ripetutamente alla svalutazione" per tenere il passo degli altri Paesi europei, "l'inflazione divenne insostenibile e colpì i più vulnerabili". 

"La lira fu svalutata sette volte" - Dal varo del sistema monetario europeo "la lira fu svalutata sette volte, eppure la crescita della produttività fu inferiore a quella dell'euro a 12, la crescita del prodotto pressappoco la stessa, il tasso di occupazione ristagnò", ha detto il presidente della Bce. "Allo stesso tempo -ha sottolineato Draghi - l'inflazione toccò cumulativamente il 223% contro il 126% dell'area euro a 12". 

La crescita degli anni '80 è stata fatta a spese delle generazioni future - "La crescita degli anni Ottanta fu presa a prestito dal futuro cioé sulle spalle delle future generazioni" attraverso l'esplosione del debito pubblico, sottolinea il presidente della Bce, ricordando come per il nostro paese la "bassa crescita è iniziata molto prima dell'euro, visto che tra il 1990 e il 1999 l'Italia aveva il più basso tasso di crescita cumulato" fra le economie che hanno aderito da subito a moneta unica. 

"In alcuni paesi benefici dell'euro non realizzati" "È anche vero che in vari Paesi i benefici che ci si attendevano dall'Unione monetaria non si sono ancora realizzati" con la "cultura della stabilità che avrebbe portato l'Unione economica e monetaria", ammette Draghi. "Ma non era pensabile - aggiunge - che a quei benefici "si arrivasse solo dall'unione monetaria". "Occorreva e occorre fare di più", ha aggiunto, per conseguire "più crescita e occupazione". 
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gio 29 nov 2018 23:09:23 CET
Clima, allarme Onu: "Se non sarà invertita la rotta, siamo diretti verso un mondo di cataclismi"
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La posizione dell'Europa - Alla vigilia della Conferenza annuale dell'Onu sul clima, Bruxelles cerca di porsi come leader globale della lotta ai cambiamenti climatici, con l'obiettivo "zero emissioni al 2050, non solo di CO2, ma di tutti i gas a effetto serra". Secondo ambientalisti e Verdi l'Ue dovrebbe tagliare di più i gas serra, fino al 55% nel 2030, e arrivare già nel 2040 a zero emissioni. Più cauta l'industria, che invita a "valutare a fondo" le conseguenze della transizione energetica ed economica verso la decarbonizzazione. 

Il commissario Ue Miguel Arias Canete è pronto a "combattere": "Le nostre politiche sono permanenti, coerenti e ambiziose, siamo gli unici al mondo che hanno già fissato i target per il 2030, traducendoli in legislazione". "Arriverò alla Conferenza sul clima di Katowice molto orgoglioso di essere europeo e con tutte le carte "in regola"", ha aggiunto. Anche se portare a zero le emissioni di gas serra nel 2050 richiederà sforzi massicci e cambiamenti radicali, combinando insieme tutti gli strumenti disponibili: mobilità elettrica, fonti di energia rinnovabili, efficienza energetica nelle costruzioni, biocarburanti, idrogeno, economia circolare (cioè riciclo), sostenibilità dei settori agricolo e forestale. Una rivoluzione da 200-300 miliardi d'investimenti l'anno, che però porterà un +2% di Pil entro il 2050, risparmi di 200 miliardi annui in sanità e il 40% in meno di morti premature da smog, oltre a un taglio del 70% dei costi delle importazioni energetiche, per 2-3mila miliardi di euro. 

L'incognita Trump - L'incognita resta Trump, dopo l'addio all'accordo di Parigi: "Non credo ai cambiamenti climatici provocati dall'uomo e non credo all'opinione diffusa tra gli scienziati", ha detto. "Guardiamo alla nostra aria e alla nostra acqua, sono ora a un livello record di pulizia", sostiene. E nello scetticismo climatico scivola anche il Brasile, che ha ritirato la sua candidatura a ospitare la Conferenza sul clima Cop25 del 2019. Il nuovo presidente Jair Bolsonaro, che entrerà in carica il primo gennaio, ha idee simili a quelle del collega Usa.

L'allarme dell'Onu - Di fronte a questo scenario, il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres ha rilanciato l'allarme: "Una mancata azione" per limitare l'aumento della temperatura di 1,5 gradi dai livelli pre-industriali (l'obiettivo più ambizioso dell'Accordo di Parigi), "significa più disastri, emergenze e inquinamento, che potrebbero costare all'economia globale fino a 2.100 miliardi di dollari entro il 2050". E se non verrà invertita la rotta, ha concluso, "al momento siamo diretti verso un mondo di cataclismi".
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