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Tortura e decapitazione dell'aviatore Ten. Tito Minniti

Qui di seguito si riporta il verbale della deposizione spontanea di chi aveva assistito al martirio dell'aviatore reggino-italiano.


 « TORTURA E DECAPITAZIONE DELL'AVIATORE MINNITI »


Dichiarazione di tre membri della missione sanitaria egiziana: 


tito_minniti.jpg
Il giorno 15 febbraio 1935-XIV E.F. negli uffici di redazione del Giornale d'Oriente, si è presentato spontaneamente il signor Abdel Mohsein El Uisci cittadino egiziano, dimorante al Cairo, gia addetto in qualità di aiuto farmacista alla missione sanitaria egiziana in Abissinia, il quale ha fatto a me Zamboni dott. Filippo fu Albino, alla presenza di quattro testimoni: Tozzi Cav. Ing. Latino, Albanese prof. Arduino, Malesci prof Pier Luigi, Subhi Uehedah, le dichiarazioni seguenti confermate categoricamente dagli altri membri della Missione, signori Kamel Aluned      e Labili Salamah, che hanno raccolto testimonianze concordi degne di fede, in Etiopia. Abdel Mohsein Uisci sotto il vincolo del giuramento ha dichiarato:

« Il giorno 24 dicembre alle ore 16 circa, mentre uscivo dalla tenda dell’ ambulanza egiziana, a Bolali, ho visto passare un gruppo di armati abissini, al comando del graduato Manghestu, che trascinavano un individuo in tenuta di aviatore, il quale aveva le mani legate dietro la schiena. Dovendo recarmi a prendere acqua nella vicina località di Bìr, mi posi in cammino seguendo la stessa strada degli abissini. Essi si fermarono non molto lontano e, dopo avere tolta la tuta all'aviatore, gli misero ì ceppi anche ai piedi e lo legarono ad un albero.

« Chiamato dal graduato Manghestu, che mi chiese una sigaretta, mi avvicinai e, incuriosito, mi fermai a guardare, non prevedendo certamente lo spettacolo orribile a cui avrei dovuto assistere. I soldati, mentre il graduato seduto a terra fumava la sigaretta che gli avevo dato, slegarono le mani al prigioniero e, tenendolo fermo, gli mozzarono le dita. Manghestu, finito di fumare, si avvicinò al disgraziato che urlava di dolore, gli rimise i ferri ai polsi insanguinati, gli tolse la giacchetta e la camicia e gli sputò in faccia. Uno dei soldati gli recise un ciuffo di capelli dietro il capo, come gli abissini usano fare ai delinquenti, e lo consegnò al Manghestu. Quindi all'aviatore vennero liberati i piedi e tolti i pantaloni che, essendo stretti in fondo, furono tagliati col coltello. Egli rimase così completamente nudo. Un soldato gli rimise i ferri ai piedi e inginocchiatosi - premendo con la testa il ventre del disgraziato per tenerlo fermo - gli recise gli organi genitali. L'aviatore diede un urlo straziante, mentre il sangue usciva impetuoso dalla spaventosa ferita.

« A questo punto io che ero rimasto inchiodato sul poso dall'orrore, mi sono dato a fuggire verso la tenda dell’ambulanza. Colà incontrai l’infermiere Mohamed Hassan al quale, appena fui in grado di farlo, raccontai con voce rotta dall'emozione, l'orrendo spettacolo a cui avevo assistito.

« Ambedue tornammo sul posto per prendere la borraccia che, fuggendo, avevo lasciato a terra.

« Ma una scena ancora più orribile ci attendeva: il disgraziato, ormai cadavere, era stato slegato e coricato per terra, dove giaceva immerso in un lago di sangue, mentre il graduato stava scorticandogli il petto. Inorriditi e vincendo il timore che ci incutevano gli armati etiopici, domandammo al Manghestu perché si accanisse ancora sul cadavere. Egli ci rispose che con la pelle del morto aveva in animo di farsi lui portasigarette che avrebbe usato soltanto nelle grandi solennità.

« Terminata l'orribile operazione, il cadavere venne sezionato. La testa ed i piedi vennero infilati nelle baionette, mentre si tentava di bruciare gli altri miseri resti con petrolio preso in un accampamento di cammellieri somali poco distante. Poi gli armati, di cui uno portava infilata sulla baionetta la testa dell’aviatore, altri due i piedi, a cui erano state tolte le scarpe, un altro ancora gli indumenti e il Manghestu infine gli organi genitali, presero posto in un autocarro che parti verso Dagabur, Giggiga, Harrar.

« Il giorno seguente, portando i rapporti medici a Wehib pascià, gli narrai la scena orribile a cui avevo assistito. Egli, a onore del vero, si dimostrò assai dispiaciuto, ma mi raccomandò di tacere. Anche il mio compagno Mohamed Hassan raccontò il fatto al dott. Mahmu Izzet, il quale gli ordinò di non allontanarsi dall’ospedaletto.

« Tre giorni dopo il fatto, il Manghestu fece ritorno a Bolali. Egli dichiarò di aver ricevuto festosissime accoglienze a Dire Daua e ad Harrar quando era giunto colla testa e con i genitali dell’ aviatore italiano. Il Maghestu aggiunse che ad Harrar era stato formato un grande corteo che si era recato al palazzo del Governatore di quella provincia per mostrargli i macabri trofei.

« Fu il quarto giorno, se ben ricordo, che gli aeroplani italiani compirono un'incursione lanciando dei manifesti a firma del generale Graziani in cui era detto circa così : «Avete assassinato un aviatore italiano, violando i principi dell'umanità per i quali i prigionieri sono sacri. Sarete puniti. Seppi allora che l'aviatore si chiamava Minniti.

« Poco dopo infatti gli aeroplani italiani bombardarono la regione. L’ambulanza però non subì alcun danno. La bomba più vicina cadde a tre chilometri dalle nostre tende.Alcuni giorni dopo, dietro richiesta del Dott. Sakkani - dato che la zona era pericolosa per la vicinanza degli armati abissini, presi di mira dagli aeroplani italiani - l'ambulanza lasciò Bolali per Giggiga e Harrar. In questa ultima città incontrammo il dott. Abdel Hamid Sald, inviato dal comitato egiziano per la difesa dell’Abissinia

F.to ABDEL MOHSEIN EL USCI

Noi sottoscritti, Kaamel Aluned e Labib Salamah, membri della missione egiziana, confermiamo pienamente, sotto il vincolo del giuramento, le dichiarazioni fatte dal signor Abdel Mohsein Uisci. In merito al fatto di cui è stato testimone oculare abbiamo raccolto testimonianze concordi da persone degne di fede, in Etiopia.

F.to Kamel Hamed
F.to. Labib Salamah

Noi sottoscritti Tozzi Condivi cav ing. Latino, prof Arduino Albanese, Malesci prof. Pierluigi Subri Ueredah, dichiariamo di aver udita la testimonianza del sig. Abdel Mohsein Uisci, fatta in nostra presenza.

F.to LATINO TOZZI CONDIVI
F.to ARDUINO ALBANESE
F.to PIER LUIGI MALESCI
F.to SUBRI UEREDAH
F.to FILIPPO ZAMBONI

Nel ASD- MAE Etiopia Fondo Guerra, 131/34 è depositato il verbale di una deposizione spontanea fatta da un aiuto farmacista egiziano facente parte della missione sanitaria egiziana di aiuto all’Abissinia che testimonia il martirio del nostro concittadino
Tito Minniti  medaglia d’oro al valor militare, al quale è intitolato l’aeroporto di Reggio Calabria.

Il Verbale faceva parte di un dossier presentato dal Governo italiano del tempo alla Società delle Nazioni per denunciare le efferatezze degli abissini sui militari italiani che cadevano in mano degli etiopici. Infatti il caso dell’aviatore Minniti non fu l’unico relativo alla tortura ed alla barbara uccisione di prigionieri italiani.Non deve sorprendere perciò se a questa barbarie gli italiani reagivano con durezza.

ALARICO BERCLEIC
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gio 03 gen 2019 15:59:40 CET
Giuseppe Falcomatà si ribella al decreto sicurezza che discrimina l’immigrazione
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Anche il sindaco del capoluogo siciliano Leoluca Orlando, ha inviato una nota al capo dell’Ufficio anagrafe della sua città ordinando di «sospendere qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica». Con Falcomatà e Orlando si sono schierati il sindaco di Napoli De Magistris (che ha rivendicato una primogenitura del boicottaggio delle nuove norme firmate Salvini) e il primo cittadino di Firenze, Dario Nardella.


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mer 19 dic 2018 05:28:52 CET
Xi: ora nuovo miracolo economico cinese
 
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sab 15 dic 2018 19:55:03 CET
Bce, Draghi agli studenti: "L'Euro è fondamentale per la stabilità"
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"Progetto europeo contro i regimi illiberali" - "Altrove nel mondo si sta diffondendo il fascino delle ricette e dei regimi illiberali; stiamo vedendo piccoli passi indietro nella storia. Ed è per questo che il nostro progetto europeo è ancora più importante oggi. È solo continuando a progredire, liberando le energie individuali ma anche promuovendo l'equità sociale, che la salveremo attraverso le nostre democrazie, con unita' di intenti".

"L'Euro fondamentale per la stabilità" - "L'appartenenza alla moneta unica gioca un ruolo fondamentale" per i paesi europei, anche perché "stabilizza" le economie degli Stati aderenti, "soprattutto nelle fasi recessive", ha detto Draghi. 

"Stampare moneta per finanziare il deficit non ha prodotto benefici" - "Vale la pena di osservare che se fra i presunti benefici della sovranità monetaria" esiste la possibilità di finanziare il deficit "la media ponderata debito pubblico di chi fa parte del mercato unico e non fa parte dell'euro è del 68%, se togliamo Regno Unito è del 44%, contro un rapporto dell'89% dei Paesi che appartengono all'area dell'euro", afferma il presidente della Bce. "Stampare moneta per finanziare deficit non ha attratto quei Paesi che fanno parte del mercato unico, ma non dell'euro". In Italia stampare moneta "non ha prodotto benefici a lungo termine, negli anni '70 il Paese dovette ricorrere ripetutamente alla svalutazione" per tenere il passo degli altri Paesi europei, "l'inflazione divenne insostenibile e colpì i più vulnerabili". 

"La lira fu svalutata sette volte" - Dal varo del sistema monetario europeo "la lira fu svalutata sette volte, eppure la crescita della produttività fu inferiore a quella dell'euro a 12, la crescita del prodotto pressappoco la stessa, il tasso di occupazione ristagnò", ha detto il presidente della Bce. "Allo stesso tempo -ha sottolineato Draghi - l'inflazione toccò cumulativamente il 223% contro il 126% dell'area euro a 12". 

La crescita degli anni '80 è stata fatta a spese delle generazioni future - "La crescita degli anni Ottanta fu presa a prestito dal futuro cioé sulle spalle delle future generazioni" attraverso l'esplosione del debito pubblico, sottolinea il presidente della Bce, ricordando come per il nostro paese la "bassa crescita è iniziata molto prima dell'euro, visto che tra il 1990 e il 1999 l'Italia aveva il più basso tasso di crescita cumulato" fra le economie che hanno aderito da subito a moneta unica. 

"In alcuni paesi benefici dell'euro non realizzati" "È anche vero che in vari Paesi i benefici che ci si attendevano dall'Unione monetaria non si sono ancora realizzati" con la "cultura della stabilità che avrebbe portato l'Unione economica e monetaria", ammette Draghi. "Ma non era pensabile - aggiunge - che a quei benefici "si arrivasse solo dall'unione monetaria". "Occorreva e occorre fare di più", ha aggiunto, per conseguire "più crescita e occupazione". 
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gio 29 nov 2018 23:09:23 CET
Clima, allarme Onu: "Se non sarà invertita la rotta, siamo diretti verso un mondo di cataclismi"
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La posizione dell'Europa - Alla vigilia della Conferenza annuale dell'Onu sul clima, Bruxelles cerca di porsi come leader globale della lotta ai cambiamenti climatici, con l'obiettivo "zero emissioni al 2050, non solo di CO2, ma di tutti i gas a effetto serra". Secondo ambientalisti e Verdi l'Ue dovrebbe tagliare di più i gas serra, fino al 55% nel 2030, e arrivare già nel 2040 a zero emissioni. Più cauta l'industria, che invita a "valutare a fondo" le conseguenze della transizione energetica ed economica verso la decarbonizzazione. 

Il commissario Ue Miguel Arias Canete è pronto a "combattere": "Le nostre politiche sono permanenti, coerenti e ambiziose, siamo gli unici al mondo che hanno già fissato i target per il 2030, traducendoli in legislazione". "Arriverò alla Conferenza sul clima di Katowice molto orgoglioso di essere europeo e con tutte le carte "in regola"", ha aggiunto. Anche se portare a zero le emissioni di gas serra nel 2050 richiederà sforzi massicci e cambiamenti radicali, combinando insieme tutti gli strumenti disponibili: mobilità elettrica, fonti di energia rinnovabili, efficienza energetica nelle costruzioni, biocarburanti, idrogeno, economia circolare (cioè riciclo), sostenibilità dei settori agricolo e forestale. Una rivoluzione da 200-300 miliardi d'investimenti l'anno, che però porterà un +2% di Pil entro il 2050, risparmi di 200 miliardi annui in sanità e il 40% in meno di morti premature da smog, oltre a un taglio del 70% dei costi delle importazioni energetiche, per 2-3mila miliardi di euro. 

L'incognita Trump - L'incognita resta Trump, dopo l'addio all'accordo di Parigi: "Non credo ai cambiamenti climatici provocati dall'uomo e non credo all'opinione diffusa tra gli scienziati", ha detto. "Guardiamo alla nostra aria e alla nostra acqua, sono ora a un livello record di pulizia", sostiene. E nello scetticismo climatico scivola anche il Brasile, che ha ritirato la sua candidatura a ospitare la Conferenza sul clima Cop25 del 2019. Il nuovo presidente Jair Bolsonaro, che entrerà in carica il primo gennaio, ha idee simili a quelle del collega Usa.

L'allarme dell'Onu - Di fronte a questo scenario, il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres ha rilanciato l'allarme: "Una mancata azione" per limitare l'aumento della temperatura di 1,5 gradi dai livelli pre-industriali (l'obiettivo più ambizioso dell'Accordo di Parigi), "significa più disastri, emergenze e inquinamento, che potrebbero costare all'economia globale fino a 2.100 miliardi di dollari entro il 2050". E se non verrà invertita la rotta, ha concluso, "al momento siamo diretti verso un mondo di cataclismi".
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